Vi operò Fedele Cappelletti, considerato il maggior pittore di maioliche in tutto il Meridione; furono attivi anche i Cascella, gloriosa famiglia di artisti pescaresi e Fedele Cappelletti, considerato tra i massimi esponenti della ceramica italiana dello Storicismo; sempre a Rapino vennero prodotte dai Bozzelli e dai Bontempo quelle maioliche “destinate a decorare le pareti e a rendere festose le mense delle case borghesi” (Franco G.Maria Battistella).
Tra l’800 e il ‘900, Rapino fu un importante centro di produzione di ceramica popolare, il primo della regione per la lucentezza degli smalti, la vivezza dei colori e la bellezza dei decori.
Nel 1821 troviamo a Rapino il primo ceramista, Raffaele Bozzelli, che abitava nella Strada del Borgo di San Rocco, un agglomerato di case che poi diventerà il ‘quartiere’ dei ceramisti.
La produzione ceramica dell’Ottocento di Rapino è oggi piuttosto rara, perché si attestò su livelli quantitativamente modesti.
Le più antiche produzioni, quindi, risalgono agli anni ’40 e ’50 dell’Ottocento ed è caratterizzata da boccali, brocche, zuppiere…
Ma i risultati migliori si ebbero negli anni ’60 e ’70 con una produzione che raggiunse una propria originalità soprattutto nella produzione di Fabio Cappelletti, in cui sono presenti piatti decorati a fiori policromi.
Della produzione di fine Ottocento e inizi Novecento, ricordiamo piatti, brocche, boccali, zuppiere, borracce decorati con uccellini sul ramoscello, fiori eseguiti a pennello e a stampino. In seguito, la decorazione si arricchirà di nuovi motivi, come il decoro “a tovaglia” ed il gallo.
Buona parte della produzione ceramica riguardava i boccali che i pellegrini in visita al santuario dedicato a S. Rocco nella vicina Roccamontepiano utilizzavano per attingere l’acqua alla fonte miracolosa.
Negli anni ’20 e ’30 si ebbero nuove tipologie: infatti la produzione popolare iniziò ad essere apprezzata e sostenuta anche da un’ampia fascia borghese. Così i decori fino a quel momento caratteristici del vasellame popolare, si presentarono su servizi da tavola, da tè, da caffè, da frutta…destinati alle sale da pranzo delle case borghesi.
Esemplari ceramici di artisti rapinesi si conservano numerosi in collezioni pubbliche e nel Museo Internazionale della Ceramica a Rapino, nell’antico monastero di S. Antonio, che ospita accanto alle opere dei più insigni ceramisti rapinesi, anche opere di ceramica internazionale. Nel medesimo complesso è stata attivata, grazie ai finanziamenti Interreg III B Cadses “Sviluppo di un Turismo Sostenibile”, la Scuola della Ceramica con corsi di decoratore e di torniante, anche per turisti.
Continuano oggi la tradizione ceramica le botteghe:
- Santovito Giuliana – tel: 0871 85287
- Tasca Giovannina – tel: 0871 801186
- Vitacolonna Antonino – tel: 0871 84400
- Vitacolonna Fiorentino Beniamino – tel: 0871 84507
I Ceramisti Rapinesi
FEDELE CAPPELLETTI
Nato a Rapino il 17 Agosto 1847, era considerato allora tra i massimi rappresentanti della ceramica italiana dello Storicismo; Fedele Cappelletti riuscì a portare notorietà anche ad un piccolo paese come Rapino, diffondendo in tutto il mondo l’arte abruzzese.
Legato alle sue origini, aveva confidato al giornalista Federico Mola: “Mai abbandonerei la mia umile dimora per qualsiasi promessa di ricchezza o gloria, perché fuori del mio ambiente montanaro e primitivo io non troverei più me stesso e la ragione della mia arte”.
Fino alla morte, Cappelletti continuò a decorare piatti, mattonelle, vasi, nella tranquillità del suo studio austero.
Il padre Fabio, probabilmente, avrebbe desiderato che il figlio diventasse un pittore, tanto da mandarlo per qualche tempo alla scuola di disegno a Chieti e poi all’Accademia di Belle Arti a Napoli, sostenendo sacrifici economici.
Ma nel sangue di Fedele scorreva la ceramica, che rappresentò la sua inclinazione artistica per tutta la sua esistenza.
La grande passione di questo maestro e la sua anima artistica vengono confermate dalle sue stesse parole del 10 luglio 1910, quando aveva 63 anni: “lavoro come un giovane, fo tutto da me, mi preparo i lavori, me li vernicio, me li dipingo ed assisto con molta cura alla cottura nel mio piccolo forno di un metro quadrato” e poi continua “a costo della vita io lavoro per contentare me stesso, niente a scopo di lucro”.
A continuare a Rapino l’opera del Cappelletti furono Alfredo Bontempo e il pronipote Fedele Vitacolonna fino agli anni ’70; tuttora la sua tradizione viene curata e portata avanti, nell’antica bottega Cappelletti, da Antonino Vitacolonna, figlio di Fedele Vitacolonna.
I CASCELLA
Basilio Cascella, capostipite della famiglia, nasce a Pescara nel 1860 e muore a Roma nel 1950. Pittore, illustratore, grafico pubblicitario, incisore, litografo, fotografo e ceramista rappresenta una delle figure più rappresentative del panorama artistico abruzzese di fine ‘800 e primi ‘900.
Egli era stato tra i primi a credere nelle arti decorative e ad incoraggiare una ripresa dell’interesse da parte degli artisti del suo tempo.
A Rapino apprese i segreti della pittura sullo smalto stannifero grazie alla frequentazione della bottega di Luigi Bozzelli.
Il periodo più produttivo del Cascella ceramista fu quello degli anni ’20: pannelli, piatti, vasi, mattonelle sui quali ha riportato favole mitologiche di un tardo Simbolismo, oppure ha ritratto immagini di un Abruzzo ancora dannunziano.
Alla rinascita della ceramica abruzzese contribuirono anche i figli Michele, Tommaso e Gioacchino. Michele fu l’ultimo a lasciare Rapino.
Le maioliche più interessanti di Tommaso sono delle piccole plastiche déco raffiguranti contadini e pastori abruzzesi e vasellame da tavola decorato.
I Cascella ebbero successo anche oltreoceano.
Mentre per Basilio la ceramica fu il mezzo quasi esclusivo di espressione artistica, i figli Tommaso e Michele si dedicarono, invece, alla pittura ad olio e ad altre tecniche.
Solamente l’ultimo dei figli, Gioacchino, rimase sempre fedele alla ceramica e trascorse quasi tutta la vita a Rapino.
Le sue prime ceramiche vennero esposte al Circolo Cittadino di Mantova, mostra che rappresentò il suo esordio in pubblico e con successo. Ma la vera presentazione ufficiale avvenne qualche mese dopo alla Prima Biennale Internazionale delle Arti Decorative di Monza.
Le produzioni di quel tempo sono grandi piatti da parete decorati nel cavo con paesaggi, o frutta, o fiori e sulla tesa con motivi geometrici o floreali talvolta alternati a paesaggi entro riserve, o con decori che rivisitano il repertorio della maiolica rinascimentale, come le penne di pavone stilizzate.
I fiori sono una delle tematiche più ricorrenti, l’altra è quella dei paesaggi.
Schivo e modesto, non riuscì ad avere il successo del padre e dei fratelli: viveva appartato maggiormente a Rapino e, alla fine degli anni ’30, piegato dalle difficoltà economiche, fu costretto a decorare serialmente maioliche per la fabbrica di Bozzelli.
Gioacchino era molto legato a Rapino, tanto da confidare lui stesso: “…potevo andare a Roma, potevo andare a vivere a Milano, ma chi mi dava quella libertà, quell’aria, quel silenzio, quel verde che trovo qui a Rapino?”
RAFFAELE BOZZELLI
Nel 1821 troviamo a Rapino il primo ceramista, Raffaele Bozzelli, che era nato a Castel di Sangro nel 1796.
Non è da escludere che operò come apprendista a Pretoro nella bottega di “faenzaro” di Stefano Cappelletti (sia Rapino che Pretoro offrivano le condizioni indispensabili all’attività della ceramica, grazie all’abbondanza di argilla, folti boschi e copiose acque). Ma Raffaele scelse Rapino e qui realizzò le sue opere fino alla sua morte, nel 1884.
Pagina aggiornata il 03/07/2024